

I Bini sono ristoratori da sempre : fu Franceso a fondare l’”Ombrone” a Badia Tedalda (AR) verso i primi dell’800; la famiglia si trasferì poi a Capalbio, paesino in provincia di Grosseto ai confini con il Lazio; lì, Benedetto, a metà dell’800, aprì un’osteria con trasporto merci/viaggiatori che andava a prendere e a portare alla stazione ferroviaria di Orbetello; l’osteria passò, alla morte del padre, al figlio Francesco. Il salto di qualità lo fece tuttavia il primogenito Giuseppe che, verso il 1920, lasciò il paese natio per andare ad imparare il mestiere di cameriere a Roma.
Dopo una decina di anni di esperienza nei grandi ristoranti della Capitale, decise di tornare a Capalbio, ma il paesello gli stava stretto. Si trasferì così a Grosseto, dove comprò un ristorante/ albergo nel centro storico. Le cose andavano bene, ma arrivò la seconda guerra mondiale, e una bomba prese in pieno il palazzo e lo ridusse in macerie. La famiglia Bini (Giuseppe, la moglie Foscarina e quattro figli), sfollata a Saturnia, acquistò le celebri terme; sfortuna però, volle che l’adorata moglie fosse allergica allo zolfo. Beppe non si perse d’animo: vendette tutto e si trasferì nuovamente a Grosseto dove comprò un palazzotto in via Matteotti, via che collegava il centro storico alla stazione ferroviaria, e lo adibì a ristorante/albergo. Le cose tornarono a girare per il verso giusto: il ristorante divenne meta di attori e politici, ma anche di gente comune che, stanca della miseria, voleva mangiare bene.
Arrivarono gli anni Sessanta, e con la nascita delle prime guide gastronomiche, l’Ombrone ebbe sempre più clienti appassionati. Luigi Veronelli così scriveva nella Guida all’Italia piacevole - Toscana: "A Grosseto ci vengo ogni volta che posso. Essì: per il borgo antico, per la facciata romanica di San Lorenzo (...) Ci vengo anche, come negarlo?, per la cantina dell’enoteca ristorante Ombrone, mille e più vini, ciascuno scelto con la rabbia del meglio (...) Nel ristorante mangi piatti magistrali; cito i crostini alla bracconiera, gli spaghetti alla buttera, i cannelloni alle languste, gli gnocchi alla Tiburzi...".
Negli anni Settanta, Beppe decise di lasciare l’Ombrone al figlio Giancarlo, ma non prima di avergli fatto fare esperienza in un locale a Porto Santo Stefano.
Giancarlo, sommelier ed esperto di olio, e la moglie Graziella, per molti anni insegnante della scuola di cucina “Cordon Bleu”, dettero ancora più lustro al locale .
Nel 1994, i Bini decidono di vendere lo storico locale di Grosseto: è troppo grande, e poi non se la sentono più di gestire l’albergo. Si trasferiscono così a Suvereto, borgo medioevale sulle colline della Val di Cornia, dove “trasformano” in ristorante un frantoio del 1300.
Nel 2008, ormai quasi settantenni, decidono che è tempo di andare in pensione.
Francesca, la più piccola dei quattro figli di Lella e Giancarlo, laureata in Teologia, ma sempre vicina ai genitori, decide, non senza l’aiuto del marito Alessandro, di acquistare l’Ombrone e di continuare la tradizione. Siamo alla sesta generazione.